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Il Vademecum dell’autodistruzione dell’architettura italiana

Prendete un paese come l’Italia, con un patrimonio architettonico tra i più importanti al mondo e provate a rendere – in un tessuto così ricco di storia, cultura, tradizione – dequalificante e privo di senso occuparsi d’architettura … pensate sia impossibile? No, no, è reale!
Ci si sono messi d’impegno in tanti, in legislature diverse, ma sono riusciti a farcela: l’architettura italiana è in agonia. Molti progettisti migrano all’estero o fanno un altro lavoro, per chi rimane in Italia e resiste le prospettive sono ridotte, salvo fortunati casi, a modesti incarichi mal pagati. Sono riusciti a farcela …
Ma chi ha interesse a depauperare il nostro paese? Chi ha interesse ad affossare l’architettura?
L’architettura è l’ambiente in cui viviamo; in fondo qualsiasi manufatto piccolo o grosso che sia, con cui interagiamo quotidianamente, è frutto di una progettazione, di uno studio che si concretizza: quindi, perché affossare l’architettura madre della progettazione? La risposta è che forse non ci si è resi conto delle conseguenze a catena che singoli provvedimenti hanno innescato nel settore edile, creando una sorta di «effetto domino» incontenibile e inarrestabile, volto all’annullamento della progettazione di qualità e, conseguentemente, della qualità delle costruzioni.
Per chi volesse provarci in altri paesi democratici ecco un piccolo vademecum:
1) Fate passare decreti d’urgenza su modifiche alle attività professionali senza concertarle con gli interessati. Da noi è capitato nel 2006 con il decreto Bersani: sono stati aboliti i minimi tariffari.
2) Non calmierate il massimo ribasso sulla progettazione e direzione lavori delle opere pubbliche e consentite a enti, comuni, Asl, ecc. di appaltare scuole, ospedali, università, con l’80% di sconto sui minimi tariffari del 1939. Da noi ci sono studi e società di progettazione che preferiscono lavorare gratis o a 2 euro all’ora piuttosto che chiudere, forse lo stesso può capitare in altre parti del mondo …
3) Utilizzate le vacanze estive per emanare leggi «scomode», avrete meno possibilità che la popolazione se ne accorga o che abbia il tempo di contestare i provvedimenti.
4) Togliete valore alle lauree azzerando la differenza di competenze con chi ha un diploma di scuola superiore: c’è un disegno di legge in Senato (ddl 1865) che consentirebbe a geometri e a periti edili neodiplomati con 120 ore di corsi integrativi (circa 3 settimane con 8 ore al giorno di frequenza per 5 giorni lavorativi) di occuparsi di progettazione di strutture in cemento armato anche in zone sismiche, piani di recupero, lottizzazioni, valutazioni ambientali strategiche e così via! Non preoccupatevi, così come facciamo da noi, che magari queste figure professionali non abbiano avuto nel piano di studi queste materie o che ci siano decine di sentenze della Corte di Cassazione contrarie … la legge è dalla vostra!
5) Inventatevi i concorsi di idee per la progettazione in modo che poi, dopo aver pagato poche migliaia di euro un buon progetto ed esservi fatti pubblicità, possiate essere liberi di non farlo o di assegnarlo a chi pensate voi!
6) Recepite leggi europee, se siete in Europa, o vedete voi cosa recepire, modificandone però articoli e parametri di riferimento in modo che ci sia caos sull’applicazione delle stesse e i progettisti siano così presi a capirci qualcosa che non pensino ad altro …
7) Semplificate le procedure edilizie senza che ci siano i presupposti attuativi di adempimento da parte dei comuni con i loro piani regolatori, giusto per dire che voi vi state muovendo a favore dei cittadini.
8) Parlate e promulgate leggi sulla sicurezza dei luoghi di lavoro estremamente severe ma, nel frattempo, consentite a qualsiasi persona senza preparazione specifica di poter diventare artigiano edile e iniziare a lavorare nei cantieri!
9) Nel frattempo, per riuscire a non far capire quello che state facendo per affossare l’architettura del vostro paese,  parlate di leggi sulla qualità architettonica e avanzate delle proposte con molte uscite pubbliche tenendo impegnate le parti sociali.
10) Se nell’arco di due–tre anni siete riusciti a concretizzare anche un solo punto di questo vademecum, un consiglio: non guardatevi allo specchio, è meglio!

*Articolo già pubblicato, a firma della stessa autrice, sul n.3/2010 della rivista «Ar

chitetti» di Maggioli editore

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Last modified: 17 Luglio 2015